L'Erede di Montecristo

Il primo romanzo di Emanuele Ciacchi

  • Home
  • L'autore
  • Il libro
  • Recensioni
  • Articoli
  • Commenti
  • Foto
  • Link
  • Ordina
  • Contatta

Recensione a cura di Augusto Spalletti Panzieri

Editore Rivista Toscana Mensile "TrentaGiorni"

Esordio nella letteratura del giovane livornese Emanuele Ciacchi con un romanzo di avventura che sembra uscito dalla fervida fantasia di qualche autore di best sellers americano. Il che può suonare immediatamente come un giudizio negativo perchè, al di là dei fatturati o, forse, proprio per quello, siamo abituati a considerarla una produzione di scarso interesse. Ma non è così, perchè personalmente credo che non esista una letteratura minore: esiste, se mai, una letteratura inutile, perchè non aggiunge nulla alla nostra ricerca individuale o perchè non ci apre a nuovi visioni del mondo e della vita. Oppure, più semplicemente perchè non ci appassiona, non suscitandoci, ad esempio, il desiderio di sapere come si svilupperà la vicenda.
Ecco. questo romanzo ha sicuramente il pregio di darci questo tipo di interesse. E se poi, nel farlo, viene fuori anche l'immagine di una certa società, se talvota tra i personaggi incontriamo dei nostri vicini di casa, beh questo è sempre successo nel romanzo ottocentesco. Ognuno, anche chi scrive, ha una sua strada: quella di Ciacchi gli fa vedere lo scenario per l'avventura anche accanto a sè. Beh. Salgari e Verne giravano il mondo con le loro pagine senza aver mai abbandonato il proprio appartamento, ed i Misteri di Parigi di Eugene Sue, i Feuillenttos di Huysmans, i libri di Dumas e di Victor Hugo, o quelli di quello che è probabilmente il più grande di tutti, Joseph Conrad, ci hanno presentato la loro società meglio di quanto non abbiano fatto eminenti sociologi o importanti filosofi.
Poi, ai primi del novecento, grandi autori come Joyve e Svevo hanno spostato la scrittura nell'anima dei personaggi, e così, con i monologhi interiori, si è perso il concetto di romanzo. Figuriamoci di quello di evasione.
Ma non sempre i lettori quando si accingono alla lettura son disponibili ad avventurarsi nell'introspezione. Per questi scrivono autori come Ciacchi: essere l'autore di un romanzo di questo genere, che offre per di più, al lettore livornese, la piacevole sorpresa di vedere la propria città protagonista di un libro, significa regalare delle ore di evasione ai propri lettori, provando a cnhe a buttare lì delle ipotesi di riflessione.